Persona che mostra sullo smartphone una chiamata in arrivo da numero sconosciuto e alza la mano per rifiutarla

AGCOM ha avviato una consultazione pubblica su una nuova misura legata al telemarketing e al teleselling. Con un comunicato del 18 dicembre 2025, l’Autorità propone di consentire l’uso di numerazioni brevi a tre cifre come numero chiamante per le attività di telemarketing e teleselling che operano nel rispetto delle regole.

La proposta arriva dopo una serie di interventi tecnici contro il cosiddetto CLI spoofing, cioè la falsificazione del numero del chiamante. Negli ultimi mesi AGCOM ha imposto agli operatori l’obbligo di bloccare le chiamate provenienti dall’estero che utilizzano numeri italiani falsi (fissi o mobili), riducendo sensibilmente il volume di telefonate fraudolente che sembravano arrivare da numeri nazionali.

Una parte del traffico illecito, però, si è spostata su numerazioni estere reali, che non possono essere bloccate in modo generalizzato per via degli obblighi di interconnessione internazionale. In questo contesto, l’idea è di permettere ai call center e agli operatori “regolari” di utilizzare numeri brevi italiani a tre cifre, facilmente riconoscibili dagli utenti e non replicabili dall’estero, come identificativo delle loro chiamate commerciali.

Secondo AGCOM, i numeri brevi dovrebbero aiutare le persone a distinguere con maggiore facilità le chiamate provenienti da soggetti identificabili, riducendo il rischio di confondere le campagne di telemarketing legale con le attività fraudolente o completamente abusive.

Per Associazione Consumatori ACP, però, questa proposta è anche un’ammissione implicita del fallimento del Registro pubblico delle opposizioni. Negli ultimi anni ai cittadini è stato ripetuto che bastava iscriversi al RPO per non essere più disturbati, ma la realtà quotidiana è diversa: le chiamate continuano, i consensi vengono raccolti e scambiati in modo opaco e chi viola le regole ha la ragionevole certezza di non subire conseguenze proporzionate ai profitti che incassa.

La misura sui numeri brevi rischia di essere poco più che cosmetica. Non riduce il numero complessivo di telefonate indesiderate, sposta ancora una volta sul consumatore l’onere di imparare a riconoscere il “numero giusto” e lascia intatto il modello di business basato sull’assillo telefonico. Invece di rimettere mano seriamente al sistema, si chiede ancora una volta ai cittadini di adattarsi alle pratiche del mercato.

Secondo Associazione Consumatori ACP, le vere questioni da affrontare sono altre: limitare o vietare le chiamate “a freddo” in alcuni settori, controllare davvero le filiere da cui nascono le banche dati dei contatti e introdurre sanzioni economiche che costino più dei profitti generati dalle campagne illegali. Finché conviene economicamente violare le regole, nessun numero breve basterà a restituire ai cittadini il controllo sul proprio telefono.

Ufficio Stampa ACP – 20 dicembre 2025